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L’eredità dell’Abbé Pierre nel decennale della sua scomparsa. Guardare in faccia la miseria e la sofferenza, agire insieme per combatterne le cause

Dieci anni fa (il 22 gennaio) moriva a Parigi Henri Antoine Gruès, meglio conosciuto come Abbé Pierre (nome partigiano acquisito nel corso delloccupazione nazifascista della Francia): prete, deputato negli anni del dopoguerra e icona della solidarietà grazie al suo impegno incessante a favore degli ultimi.

Nel 1949 lAbbé Pierre fonda e anima, insieme a George, ex carcerato e mancato suicida, e a Lucie Cutaz, sua segretaria, le prime comunità di Emmaus composte da uomini ridotti in miseria e disperati, i quali, attraverso una vita in comune, unattività di riciclaggio e il riutilizzo di mobili, vestiti e vecchi oggetti, riescono a mantenersi e a sostenere – con una solidarietà attiva – altre persone in difficoltà in ogni parte del mondo; oltre a impegnarsi quotidianamente nella lotta contro le situazioni di miseria, di violenza e di sofferenza, riuscendo a riacquistare, per mezzo di ciò, la propria dignità umana e quella di cittadini responsabili. Il movimento Emmaus conta oggi nel mondo 430 gruppi ed è attualmente guidato dall’africano Patrick Atohoun, responsabile della comunità Emmaus di Eviè (Benin).

In Francia la figura e il pensiero dell’Abbé Pierre verranno ricordati il prossimo 22 gennaio con incontri e iniziative organizzate a Parigi in collaborazione con numerose associazioni della società civile: levento si concretizzerà con un grande raduno in Place de la Republique. La manifestazione avrà come tema portante e fondamentale l’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, oggi più che mai attuale, che recita: «1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato. 2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese».

Allo scopo di celebrare il decennale della morte dellAbbé Pierre, Emmaus Italia – che conta attualmente 18 comunità e gruppi che accolgono ogni anno circa 400 persone – organizzerà intorno alla metà di giugno un raduno nazionale ad Assisi, mentre molte saranno nel corso del 2017 le iniziative messe in programma da parte delle singole comunità e gruppi.

Franco Monnicchi, attuale presidente di Emmaus Italia, ricorda così la figura dellAbbé Pierre:

«Sono passati oramai dieci anni dalla sua scomparsa e non c’è che dire: l’Abbé Pierre ci manca. Ci manca la sua voce ferma e decisa che penetrava nella mente e nel cuore; la sua empatia e il suo sguardo profondo e dolce; la sua umiltà; la sua collera contro l’ingiustizia; il suo essere testimone credibile, concreto e diretto; la sua visione profetica; il suo metterci la faccia sempre e senza badare alle convenzioni e alle convenienze. Ci mancherà soprattutto la sua persona, il suo carisma trascinante: lui, che a più di novantanni non esitava a occupare chiese per sostenere con forza e determinazione la lotta per i diritti dei cosiddetti sans-papiers (gli immigrati senza permesso di soggiorno); lui, che non ha rinunciato – malgrado le sferzanti critiche – a esprimere opinioni controcorrente per i diritti di ogni persona.

La sua battaglia principale è stata quella che ha condotto contro ogni tipo di miseria spirituale e materiale, contro ogni genere di ingiustizia, grazie soprattutto alla sua vicinanza agli ultimi, con i quali manteneva un rapporto speciale. Non per caso il ricordo che ancor oggi conservo ben impresso nella mente è quello del suo sguardo che si illuminava letteralmente quando entrava in contatto con un comunitario di Emmaus: era dotato di unempatia e di una capacità di ascolto uniche, straordinarie, capaci di restituire alla persona – spesso massificata, emarginata, inascoltata, compatita – la dignità e il valore al di là del suo passato, delle sue sofferenze, delle sue debolezze e dei suoi sbagli. Ogni persona era un valore in sé, un valore troppo spesso non riconosciuto, inespresso o mortificato. L’essenza della sua intuizione più significativa sono però state le comunità e il movimento Emmaus, unespressione ideale (certo perfettibile, ma reale e concreta) di questa sostanziale attenzione rivolta a ogni individuo, a partire proprio da quelli più in difficoltà e in condizioni di disagio.

Ridare dignità alle persone significa perciò – ancora, e forse ancor più, oggi – ridare la giusta dimensione etica al nostro vivere civile, contribuendo in questo modo a costruire un mondo più giusto e più umano.

Non cè dubbio, l’esperienza delle comunità Emmaus promosse dall’Abbé Pierre è ancora di grande attualità e ci aiuta a combattere un sistema sociale che tende a produrre scarti umani e utenti senza voce in abbondanza, mentre non sembra in grado di procedere sulla strada di una necessaria rivalorizzazione delle risorse umane che si realizza solo a patto di riconoscere la piena dignità di cui è portatore ogni individuo. La provocazione delle comunità Emmaus che fanno accoglienza incondizionata, che si autogestiscono, che si mantengono e finanziano solidarietà “non attraverso la carità dei ricchi, ma con il lavoro dei poveri” sta a testimoniare una necessità di cambiamento che deve partire dai nostri stili di vita, dal nostro approccio verso l’altro, dal rifiuto della semplificazione e del giudizio sommario verso ogni persona, soprattutto se di provenienza e di cultura diversa, soprattutto se povero.

Oggi come ieri, lottare per la dignità delle persone significa lottare per i loro diritti e agire contro le cause di miseria e sofferenza: qui come in qualsiasi altra parte del mondo. Ogni nostra azione – lo sfruttamento irrazionale di risorse, il commercio delle armi, la finanza speculativa – ha come conseguenza diretta la distruzione dell’ambiente, milioni di morti per fame e guerra, l’aumento della miseria e delle disuguaglianze e tutte quelle migrazioni di esseri umani che vorremmo con ipocrisia respingere. Il diritto alla casa, a un lavoro e a un reddito rappresentano perciò tasselli indispensabili per assicurare un futuro dignitoso a ogni persona.

Questa è la grande eredità che ci ha lasciato l’Abbé Pierre attraverso il suo esempio, i suoi scritti, le sue testimonianze, le sue riflessioni e le sue provocazioni. Uneredità raccolta da un movimento che, unendo i propri sforzi, vuole essere motore di lotta e di cambiamento, ma soprattutto testimonianza di un amore infinito e incondizionato verso l’altro, gli altri, gli ultimi della Terra. Noi cercheremo di continuare – attraverso le nostre comunità e i nostri gruppi – con impegno la lotta a fianco dei più poveri come lui ci ha insegnato».

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